Rai 3

17 novembre Non si può fare altrimonti

Agorà

Crescita, equità, pensioni, riforma del mercato lavoro in accordo con le parti sociali, sono alcune delle parole chiave del discorso del Presidente del Consiglio Mario Monti che per la prima volta si è presentato al Senato chiedendo la fiducia sul programma di governo per far ripartire l’Italia. Una missione “difficile”, come la ha definita lo stesso Monti, con sacrifici necessari per non sprofondare in una condizione ben peggiore. Dal neo premier anche un appello all’unità, messaggio non pienamente colto da Silvio Berlusconi che fa sapere: “Questo governo durerà finchè lo vogliamo noi, il necessario e poi andremo al voto”. Dopo gli iniziali apprezzamenti bipartisan il governo Monti riuscirà a portare a termine il programma annunciato? I sacrifici, seppur equi, rischiano di scontentare eccessivamente gli italiani? Mentre il Professore parlava in aula, a Milano gli studenti sono tornati in piazza contro “Monti e le banche” e non è mancato qualche scontro. A Roma un corteo è arrivato fino a Palazza Madama. Il clima rischia di inasprirsi nuovamente? Ne parliamo con Stefano Menichini, Alessandro Sallusti, Paolo Ferrero, Nunzia De Girolamo, Roberta Pinotti e Sergio Divina.

Tags: , , ,

20 Commenti su Non si può fare altrimonti

  1. CHIEDIAMO A MONTI CHE CI LASCI ALMENO IL PANETTONE A NATALE!!!!!

  2. FANTONI ROMINA il 18 nov 2011 alle 7:12
  3. L’AUMENTO DELL’ IVA HA FATTO AUMENTARE TUTTE LE TARIFFE DI ENERGIA TELEFONIA, BENZINA, SUPER PREZZI AL SUPERMERCATO,E L’EVASIONE DELL’ IVA SONO ALTISSIME, GLI ENTI LOCALI GESTORI DEI SERVIZI DISTRIBUTIVI METTONO L’IVA ANCHE SULLE IMPOSTE E NESSUN GARANTE CONTROLLA. NON CI SONO I CONTROLLI E SE NON CI SARANNO CLI EVASORI VINCERANNO SEMPRE.

  4. FANTONI ROMINA il 18 nov 2011 alle 7:16
  5. L’ IVA PUO’ ESSERE GIUSTA, MA IN QUESTO MOMENTO IN MOLTI NON RIUSCIREBBERO A PAGARLA, PRIMA BISOGNA LAVORARE POI PAGARE LE TASSE.

  6. FANTONI ROMINA il 18 nov 2011 alle 7:18
  7. Ferrero quanti anni ha lavorato in azienda?
    Io sono stato 38 anni in un’azienda metalmeccanica e troppe volte ho visto sindacati e FIOM difendere i lavativi, questo stanno pagando i lavoratori.

  8. aldo il 18 nov 2011 alle 7:51
  9. mi sembra che con la destra li da e con la sinistra se li riprende .

  10. nicola da zurigo il 18 nov 2011 alle 8:03
  11. L’effento Monti sullo spread lo si può vedere non solo in termini assoluti ma relativi con la Spagna, dopo 6 mesi gli iberici sono più alti di noi. Come tutti sanno è l’integrazione politica europea che arranca. L’Ialia doveva essere credibile all’inizio della crisi graca per spingere tedeschi e francesi ad interv enire subito, forse un governo Prodi lo avrebbe fatto.

  12. aldo il 18 nov 2011 alle 8:07
  13. L’Europa richiede regole serie. Quelle italiane e greche non lo sono state (Babypensioni). Non dobbiamo inventare niente, prendiamo le regole tedesche se vogliamo l’U.E. Il pres Monti credo voglia fare questo.

  14. abbruzzese il 18 nov 2011 alle 8:09
  15. Il povero Sallusti,
    il Nosferatu della stampa italiana,
    è letteralmente terrorizzato dal fatto che
    il motto: “Meno male che Silvio NON c’é”
    avrà molto, ma molto più successo del: “Meno male che Silvio c’é”!!!!!
    Al punto tale che,
    dopo aver osannato per anni l’ untore Berlusconi
    che ha progressivamente appestato le Borse Italiana, Europee e mondiali,
    con i giornali e telegiornali di proprietà del cicisbeo miliardario Berlusconi da lui capeggiati,
    cerca in ogni modo di denigrare per partito preso il Governo Monti,

    nonostante non abbia ancora nemmeno avuto il tempo
    di fare il benché minimo danno!!!!!

  16. Peru il 18 nov 2011 alle 8:10
  17. Il sig.Ferrero dovrebbe avere il buon senso di tacere.
    Ha fatto si che cadesse il governo Prodi,che con Padoa Schioppa,persona integra,preparata,onesta e di poche parole,aveva capito il problema italiano con anni di anticipo.
    Non ci saremmo trovati in queste condizioni e soprattutto non avremmo sopportato il Sig. Berlusconi tutto questo tempo.
    Italo

  18. Italo De Mauro il 18 nov 2011 alle 8:11
  19. Introduzione dell’ICI? Si, ma facendola pagare anche alle propietá immobiliari in Italia del Vatcano, chiese comprese.

  20. Rocco Molinari il 18 nov 2011 alle 8:32
  21. introduzione ici matogliere addizionale comunale introdotta dopo

  22. maria rosaria lazzari da lecce il 18 nov 2011 alle 8:50
  23. I problemi sono stati molti, Berlusconi non c’è più ma la crisi resta ma rimettere l’ICI sulla prima casa è una soluzione indegna,
    che venga aumentata l’ICI che gia c’è sulle seconde, terze case in maniera progressiva.
    Ma la cosa che più mi da ribrezzo e che nessuno vuole affrotare è il problema del “VASSALLAGGIO”
    inoltre i soldi dei contribuenti italiani vengono utilizzati per finaziare imprese italiane in romania piuttosto che in sud america tutto comunque a discapito
    dei lavoratori italiani che perdono il lavoro, e il sottoscitto per ottenere un finanziamento deve fare salti mortali, cercare agganci politici
    e mi son pure sentito dire che eventualmnte dei soldi che otterrei una buona fetta dovrebbe andare a foraggiare altre persone un pò particolari se non dire
    che sono di un certo “ambiente”.e questi si preoccupano dello spread!!!
    Che riformino il fisco in modo che ci siano squadre specifice per settori lavorativi e per chi ha evaso le tasse che gli levino anche le mutande

  24. Federico Amantini il 18 nov 2011 alle 8:52
  25. Ritengo ingiusti e non accettabili i provvedimenti di Monti sull’ici, sull’età pensionabile a 65/67 anni obbligatoria e ai licenziamenti facili.
    L’ici se la si vuol reinstaurare deve prevedere l’esenzione alla prima casa dei redditi inferiori ai 3000 euro, ed imporre la patrimoniale ai ricchi.
    Ancora non mi è stato spiegato da nessuno qual’è il vantaggio economico ed occupazione giovanile nel far lavorare oltre i 60 anni.
    qui non si tratta di previsioni di allungamento della vita. qui si vuole ritardare la pensione fino al periodo piu vicino della morte!
    Ed io ci potrei anche stare: però durante la mia vita lavorativa non mi togliete tasse per la previdenza, perchè a questo punto preferisco pensarci da solo e a voi inps non chiederò nessuna pensione. prometto!
    Claudio
    Agorà webopinionist

  26. Claudio Correnti il 19 nov 2011 alle 2:27
  27. stanno nascendo molte trasmissioni di denuncia, ma dove eravate solo 3 mesi fa’ quando la gente era in piazza, a dire che ormai non si soppravvive piu’, ANCHE LA COMUNICAZIONE VA’ CORRETTA!!!!

  28. FANTONI ROMINA il 19 nov 2011 alle 9:10
  29. MA SE NON METTIAMO LE REGOLE CHIARE NEL MERCATO FINANZIARIO, E UNA TASSAZZIONE ADEGUATA,E UNA TRASPARENZA MAGGIORE DEI TITOLI E CHI C’E’ DIETRO, PARLIAMO SOLO DI PICCOLE ECONOMIE SPAZZATE VIA OGNI VOLTA DA OGNI SPECULAZIONE.

  30. FANTONI ROMINA il 19 nov 2011 alle 9:15
  31. Dal discorso programmatico al programma possibile del Premier Mario Monti

    Le scritte in nero sono tratte dal discorso programmatico di Mario Monti.
    Quelle in azzurro, rappresentano il complemento auspicabile.

    Al Parlamento vanno riconosciute e rafforzate attraverso l’azione quotidiana di ciascuno di noi dignità, credibilità ed autorevolezza, mentre alle parti sociali, espresse tramite le loro associazioni, va riconosciuto un ruolo determinante per stabilire il consenso sull’azione di governo, che deve scaturire dalla mediazione costruttiva tra le giustificate istanze dei diversi portatori di interesse.

    Il Governo riconosce di essere nato per affrontare in spirito costruttivo e unitario una situazione di seria emergenza. Vorrei usare questa espressione: Governo di impegno nazionale, definizione che vuole significare partecipazione costruttiva e costante di tutte le parti sociali di questo paese.

    Governo di impegno nazionale significa assumere su di sé il compito di rinsaldare le relazioni civili e istituzionali, fondandole sul senso dello Stato.
    È il senso dello Stato, è la forza delle istituzioni, che evitano la degenerazione del senso di famiglia in familismo, dell’appartenenza alla comunità di origine in localismo, del senso del partito in settarismo.

    Gli investitori internazionali detengono quasi metà del nostro debito pubblico. Dobbiamo convincerli che abbiamo imboccato la strada di una riduzione graduale ma durevole del rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo. Dobbiamo inoltre riequilibrare questo rapporto, favorendo il graduale trasferimento del debito pubblico quasi interamente sulle spalle dei cittadini italiani, perchè un debitore non è mai interamente libero ed il debito con gli investitori esteri, se rilevante, non può non condizionare le nostre scelte e quindi le nostre libertà democratiche.

    L’Italia ha fatto molto per riportare in equilibrio i conti pubblici, sebbene alzando l’imposizione fiscale su lavoratori dipendenti e imprese, più che riducendo in modo permanente la spesa pubblica corrente.
    Tuttavia, quegli sforzi sono stati frustrati dalla mancanza di crescita.
    L’assenza di crescita ha annullato i sacrifici fatti. Dobbiamo porci obiettivi ambiziosi sul pareggio di bilancio, sulla discesa del rapporto tra debito e PIL. Ma non saremo credibili, neppure nel perseguimento e nel mantenimento di questi obiettivi, se non ricominceremo a crescere.

    Misure per la crescita:

    – facilitare la nascita di nuove imprese e poi indurne la crescita
    – migliorare l’efficienza dei servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche
    – favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e delle donne

    L’obiezione che spesso si oppone a queste misure è che esse servono, certo, ma nel breve periodo fanno poco per la crescita. È un’obiezione dietro la quale spesso si maschera, riconosciamolo, chi queste misure non vuole, non tanto perché non hanno effetti sulla crescita nel breve periodo (che è vero che non hanno), ma perché si teme che queste misure ledano gli interessi di qualcuno.
    Le misure del Governo, in questo momento, debbono ledere gli interessi, non di qualcuno, ma di tutti, in maniera equa. Se nessuno si sentisse toccato nei propri interessi, questo governo non avrebbe fatto nulla di buono per il Paese, perchè adesso il non fare gli interessi di alcuno, fa gli interessi di tutti.

    Le scelte degli investitori che acquistano i nostri titoli pubblici sono guidate sì da convenienze finanziarie immediate ma, mettiamocelo in testa, sono guidate anche dalle loro aspettative su come sarà l’Italia fra dieci o vent’anni,
    Faremo quindi un programma pluriennale di sviluppo del Paese, che tenga conto delle realistiche condizioni dell’economia mondiale e, non potendo operare con la sfera di cristallo per prevedere crescite mirabolanti, il programma si baserà su una visione magari anche pessimistica delle cose, a cui adeguare le misure di sostegno e di promozione dello sviluppo, di contenimento della spesa pubblica e di salvaguardia della coesione sociale, tenendo conto della indispensabile tutela delle fasce più deboli e più colpite dalla crisi.

    Riforme che hanno effetti anche graduali sulla crescita, influendo sulle aspettative degli investitori, possono riflettersi in una riduzione immediata dei tassi di interesse, con conseguenze positive sulla crescita stessa. I sacrifici necessari per ridurre il debito e per far ripartire la crescita dovranno essere equi. Equità significa chiedersi quale sia l’effetto delle riforme non solo sulle componenti relativamente forti della società, quelle che hanno la forza di associarsi, ma anche sui giovani e sulle donne.

    Il nostro Paese rimane caratterizzato da profonde disparità territoriali. Il lungo periodo di bassa crescita e la crisi le hanno accentuate. Esiste una questione meridionale: infrastrutture, disoccupazione, innovazione, rispetto della legalità.
    I problemi nel Mezzogiorno vanno affrontati non nella logica del chiedere di più, ma di una razionale modulazione delle risorse.
    Le risorse economiche da destinare al mezzogiorno non dovranno più tradursi nella creazione di posti di lavoro pubblico, a compensazione parziale di una perdurante e cronica insufficienza di offerta di lavoro nei settori portanti della produzione agricola, industriale, turistica e così via. I provvedimenti del Governo saranno polarizzati verso lo sviluppo di risorse economiche locali in grado di produrre occupazione sfruttando le caratteristiche intrinseche del territorio, quindi la sua vocazione turistica ed agricola ma anche quella di ponte sul mediterraneo, verso un Nord Africa che nei prossimi anni dovrà affrontare i temi del suo sviluppo dopo la caduta dei regimi totalitari che ne hanno congelato la crescita per decenni.

    Esiste anche una questione settentrionale: costo della vita, delocalizzazione, nuove povertà, bassa natalità. Il riequilibrio di bilancio, le riforme strutturali e la coesione territoriale richiedono piena e leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali. Il Nord del paese è quello che dispone di maggiori risorse economiche, particolarmente industriali, ma che non riesce a sfruttare come dovrebbe il frutto di queste risorse sul territorio, a causa di una miope redistribuzione del reddito nazionale complessivamente prodotto.

    Il Nord ha la più alta concentrazione della popolazione italiana per unità di superficie territoriale e sconta i ritardi decennali nell’ammodernamento delle sue infrastrutture, viabilità in particolare, che costituiscono un ostacolo importante al suo ulteriore sviluppo, i cui benefici ricadrebbero poi in un modo o nell’altro su tutto il paese. Le spinte localistiche interpretate dalla Lega Nord sono la conseguenza di questa miopia amministrativa e redistributiva. La revisione della politica fiscale che questo governo intende applicare si orienterà nel senso di consentire un’allocazione di maggiori risorse per lo sviluppo anche nel Nord del paese, non soltanto nel mezzogiorno, sfruttando ed integrando le norme sul cosiddetto federalismo fiscale introdotte di recente.

    Occorre riconoscere il valore costituzionale delle autonomie speciali, nel duplice binario della responsabilità e della reciprocità.
    Va riconosciuto che l’autonomia delle regioni a statuto speciale deve costituire un esempio da seguire per quanto attiene alle buone pratiche sviluppate in tali ambiti regionali, che verranno estese per quanto possibile a tutte le regioni italiane, ma occorre anche rilevare le differenze che nel corso del tempo si sono costituite tra ragioni a statuto speciale e non, originate dalla condizione di disagio economico e sociale di queste regioni quando furono costituite.
    Tali differenze non trovano più riscontro nell’attuale periodo storico e si richiede quindi una progressiva armonizzazione con le altre regioni del paese.

    In tale prospettiva si dovrà operare senza indugio per un uso efficace dei fondi strutturali dell’Unione europea. L’Italia, come tutti i paesei europei, contribuisce economicamente ed in maniera non marginale alla costituzione di fondi strutturali che poi la Commissione Europea distribuisce nei paesi dell’Unione per finanziare quei progetti che rispondono alle direttive di sviluppo stabilite dalla Commissione e dal Parlamento europei. L’Italia sfrutta in maniera insufficiente tali importanti risorse economiche, per incapacità di partecipazione alle gare che sottendono l’allocazione di tali risorse, ovvero per noncuranza, disinteresse ed altri motivi. Questo governo si impegna a formare ed incentivare le amministrazioni pubbliche ed i portatori di interesse privato in funzione dello sfruttamento intensivo di tali risorse che, essendo fortemente orientate allo sviluppo economico e sociale dell’Europa, costituiscono di certo un aiuto essenziale ai programmi generali di sviluppo economico che il Governo porrà in essere.

    Ciò che ci prefiggiamo di fare è impostare il lavoro, mettere a punto gli strumenti che permettano ai Governi che ci succederanno di proseguire un processo di cambiamento duraturo. Per questo il programma che vi sottopongo oggi si compone di due parti, che hanno obiettivi ed orizzonti temporali diversi. Da un lato, vi è una serie di provvedimenti per affrontare l’emergenza, assicurare la sostenibilità della finanza pubblica, restituire fiducia nelle capacità del nostro Paese di reagire e sostenere una crescita duratura ed equilibrata.
    Dall’altro lato, si tratta di delineare con iniziative concrete un progetto per modernizzare le strutture economiche e sociali, in modo da ampliare le opportunità per le imprese, i giovani, le donne e tutti i cittadini, in un quadro di ritrovata coesione sociale e territoriale.

    È in discussione in Parlamento una proposta di legge costituzionale per introdurre un vincolo di bilancio in pareggio per le amministrazioni pubbliche, in coerenza con gli impegni presi nell’ambito dell’Eurogruppo.
    I bilanci delle amministrazioni pubbliche dovranno essere certificati da autorità indipendenti pagate con risorse dello Stato centrale e non dalle amministrazioni stesse, per garantire la massima indipendenza di giudizio.

    Sarà anche necessario attuare rapidamente l’armonizzazione dei bilanci delle amministrazioni pubbliche.
    Tale armonizzazione dovrà anche prevedere una totale trasparenza dei bilanci, con l’esclusione di voci generiche o indefinite sotto cui ricadano spese non meglio controllabili.
    I capitoli di spesa principali dovranno trovare una precisa corripondenza con le fonti di entrata destinate a coprire tali capitoli di spesa, affinché sia possibile determinare la congruenza tra le risorse allocate e le spese a cui sono finalizzate.

    Una parte significativa della correzione dei saldi programmata durante l’estate è attesa dall’attuazione della riforma dei sistemi fiscale ed assistenziale.
    Dovremmo pervenire al più presto ad una definizione di tale riforma e ad una valutazione prudenziale dei suoi effetti. Dovranno inoltre essere identificati gli interventi, volti a colmare l’eventuale divario rispetto a quelli indicati nella manovra di bilancio.
    Il Governo intende introdurre elementi di novità nell’imposizione fiscale sulle persone fisiche, introducendo il concetto di reddito familiare medio in base al quale applicare le aliquote fiscali vigenti sulle persone fisiche, con libertà di scelta del metodo impositivo da parte del contribuente. Il nuovo sistema consente di ridurre la fiscalità complessiva sui nuclei familiari conviventi in funzione del numero di percettori di reddito rispetto al numero dei costituenti il nucleo familiare. Per i nuclei familiari costituiti da due percettori di reddito, non si verificheranno sostanziali mutamenti dell’onere impositivo. Per i nuclei familiari monoreddito e comunque per quei nuclei familiari in cui sono presenti minori privi di reddito proprio, il nuovo sistema consentirà risparmi fiscali importanti, tali da incentivare l’attitudine delle famiglie alla procreazione, tutelando al contempo le famiglie in cui si vengano a creare situazioni disagiate per perdita del lavoro di un componente della famiglia o ritardato inserimento dei figli nel mondo del lavoro.
    Verranno inoltre equiparati i trattamenti contributivi ai fini pensionistici da parte dei lavoratori autonomi, dei dipendenti pubblici e delle imprese private, così come le regole per il raggiungimento dell’età pensionabile e gli anni minimi di contribuzione ai fini del conseguimento della pensione.
    La pensione di vecchiaia verrà mantenuta, ma il trattamento economico verrà commisurato alla somma dei contributi effettivamente versati ed alla distanza in anni trà l’età scelta dal contribuente per l’entrata in pensione e l’aspettativa di vita media calcolata per la popolazione italiana in quel momento.

    Verrà mantenuto il criterio dell’aliquota progressiva dell’imposizione fiscale sulle persone fisiche in funzione del reddito da lavoro, mentre verrò stabilita un’aliquota fissa nella misura del 20% su tutti i redditi da capitale, si tratti di capitale immobiliare (locazioni), deposito bancario, dividendo azionario, interesse obbligazionario, capital gain in generale.

    Al fine di consentire alle imprese di investire nel loro sviluppo, nel loro interesse, ma anche, di conseguenza, nell’interesse generale del Paese, una quota dell’utile di esercizio dell’impresa potrà essere detratta dall’imponibile fiscale e destinata ad un fondo di sviluppo, all’interno dell’azienda, quindi iscritto a bilancio, da cui l’impresa potrà attingere per finanziare nuove assunzioni di personale, ammodernamento degli impianti ed investimenti in genere.
    L’utile distribuito, a qualsiasi titolo, ai soci dell’impresa sarà invece soggetto alla normale imposizione fiscale sulle persone fisiche. Qualora un’impresa chiuda l’attività, il fondo di sviluppo residuo, distribuito ai soci, sarà trattato come reddito personale e quindi soggetto alla normale imposta sul reddito delle persone fisiche.

    Per alleggerire le necessità di finanziamento delle imprese tramite il sistema bancario, i versamenti dell’IVA saranno effettuati per cassa e non per competenza. Il altre parole, l’azienda verserà all’Erario su base mensile la differenza tra IVA attiva ed IVA passiva effettivamente incassate o pagate nel corso del mese di esercizio.

    Le anticipazioni fiscali di fine anno, oggi calcolate sul 100% di quanto versato nell’anno precedente, verranno versate in base all’imponibile fiscale presunto dall’impresa tenendo conto dell’andamento del fatturato nei primi dieci mesi dell’anno fiscale.
    Il conguaglio eventuale verrà saldato con la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo.

    Di fronte ai sacrifici che sono stati e che dovranno essere richiesti ai cittadini sono ineludibili interventi volti a contenere i costi di funzionamento degli organi elettivi. I soggetti che ricoprono cariche elettive, i dirigenti designati politicamente nelle società di diritto privato, finanziate con risorse pubbliche, più in generale quanti rappresentano le istituzioni ad ogni livello politico ed amministrativo, dovranno agire con sobrietà ed attenzione al contenimento dei costi, dando un segnale concreto ed immediato. Si dovranno rafforzare gli interventi effettuati con le ultime manovre di finanza pubblica, con l’obiettivo di allinearci rapidamente alle best practices europee.
    Il Governo elaborerà una linea guida per i soggetti sopra indicati, precisando trattamenti economici e previdenziali di riferimento, calcolati in base alla media prevalente negli altri paesi della Comunità Europea. Gli stanziamenti devoluti a ministeri, parlamento, amministrazioni pubbliche, ecc terranno conto di tali criteri, nel senso che le assegnazioni economiche verranno adeguate sostituendo ai costi storici i costi calcolati in base a questi nuovi criteri, ferma restando l’autonomia degli organi destinatari di tali risorse di riallocare il complesso delle risorse ricevute secondo i propri criteri e necessità. Ogni anno le nuove risorse da destinare verranno riallineate sulla base del medesimo criterio.

    Per quanto di mia diretta competenza, avvierò immediatamente una spending review del Fondo unico della Presidenza del Consiglio. Ritengo inoltre necessario ridurre le sovrapposizioni tra i livelli decisionali e favorire la gestione integrata dei servizi per gli Enti locali di minori dimensioni. Il riordino delle competenze delle Province può essere disposto con legge ordinaria. La prevista specifica modifica della Costituzione potrà completare il processo, consentendone la completa eliminazione, così come prevedono gli impegni presi con l’Europa.
    Il personale attualmente alle dipendenze delle amministrazioni provinciali, con esclusione di quello che ricopra cariche direttive ad alta remunerazione, verrà ricollocato in altre amministrazioni sul territorio regionale, con incarichi anche diversi da quelli svolti in precedenza, previo indipensabile periodo di formazione professionale.

    Per garantire la natura strutturale della riduzione delle spese dei Ministeri, decisa con la legge di stabilità, andrà definito rapidamente il programma per la riorganizzazione della spesa, previsto dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, in particolare per quanto riguarda l’integrazione operativa delle agenzie fiscali, la razionalizzazione di tutte le strutture periferiche dell’amministrazione dello Stato, il coordinamento delle attività delle forze dell’ordine, l’accorpamento degli enti della previdenza pubblica, la razionalizzazione della organizzazione giudiziaria.
    In particolare, i compiti di tipo puramente amministrativo, che non richiedano specifiche competenze di polizia, verranno svolti presso le amministrazioni e sedi anche distaccate di pubblica sicurezza e dell’Arma dei Carabinieri da personale recuperato dalla dismissione delle amministrazioni provinciali, previa specifica formazione sugli incarichi, restituendo il personale militare delle forze dell’ordine ai suoi compiti istituzionali ed essenziali di garanzia della sicurezza sul territorio, quindi con drastica riduzione dei compiti meramente di ordine burocratico.

    Per riacquistare fiducia nel futuro dobbiamo avere fiducia nelle istituzioni che caratterizzano uno Stato di diritto, quindi si procederà alla lotta all’evasione fiscale e all’illegalità, non solo per aumentare il gettito (il che non guasta), ma anche per abbattere le aliquote: questo può essere fatto con efficacia prestando particolare attenzione al monitoraggio della ricchezza accumulata (ho detto monitoraggio della ricchezza accumulata) e non solo ai redditi prodotti.
    L’evasione fiscale strutturata, volontaria e non accidentale, su redditi imponibili di rilievo verrà trattata, con legge apposita che verrà elaborata e presentata alle Camere, come reato grave punito con la confisca immediata di tutti i beni dell’evasore, al primo grado di giudizio, ed il processo avrà priorità su tutti gli altri procedimenti in corso, presso la sede giurisdizionale dell’imputato.
    I beni sequestrati verranno amministrati da un curatore nominato dal Tribunale, sino all’esaurimento dei tre gradi di giudizio; se il giudizio di colpevolezza verrà confermato, i beni verranno confiscati definitivamente dallo Stato ed impiegati a fini di pubblica utilità.

    L’evasione fiscale continua a essere un fenomeno rilevante: il valore aggiunto sommerso è quantificato nelle statistiche ufficiali in quasi un quinto del prodotto. Interventi incisivi in questo campo possono ridurre il peso dell’aggiustamento sui contribuenti che rispettano le norme. Occorre ulteriormente abbassare la soglia per l’uso del contante, favorire un maggior uso della moneta elettronica, accelerare la condivisione delle informazioni tra le diverse amministrazioni, potenziare e rendere operativi gli strumenti di misurazione induttiva del reddito e migliorare la qualità degli accertamenti.
    Per creare un conflitto di interessi tra le parti, al fine di favorire gli accertamenti incorociati, ed al fine di alleggerire la situazione reddituale di quanti non hanno accesso all’acquisto di una casa di abitazione principale, sarà possibile per i locatori detrarre le spese di affitto pagate al locatario, a fronte di regolare contratto di affitto registrato.

    Il decreto legislativo n. 23 del 14 marzo 2011 prevede per il 2014 l’entrata in vigore dell’imposta municipale che assorbirà l’attuale ICI, escludendo tuttavia la prima casa e l’IRPEF sui redditi fondiari da immobili non locati, comprese le relative addizionali.
    In questa cornice intendiamo riesaminare il peso del prelievo sulla ricchezza immobiliare: tra i principali Paesi europei, l’Italia è caratterizzata da un’imposizione sulla proprietà immobiliare che risulta al confronto particolarmente bassa. L’esenzione dall’ICI delle abitazioni principali costituisce, sempre nel confronto internazionale, una peculiarità, se non vogliamo chiamarla anomalia, del nostro ordinamento tributario.
    Va tuttavia compreso che la presenza di un immobile sul territorio determina, con tutti gli altri immobili ivi presenti, una infrastruttura di sostegno che determina costi a cascata, che vanno pagati da quelli che ne usufruiscono (i residenti). Tali costi sono solo parzialmente coperti da tariffe di servizio (acqua, energia, raccolta e smaltimento rifiuti, ecc) e quindi una revisione dell’imposizione fiscale a fronte di tali costi locali si rende comunque non differibile, anche nello spirito del Federalismo fiscale che è ormai legge dello Stato.

    Il primo elenco di cespiti immobiliari da avviare a dismissione sarà definito nei tempi previsti dalla legge di stabilità, cioè entro il 30 aprile 2012. La lettera d’intenti inviata alla Commissione europea prevede proventi di almeno 5 miliardi all’anno nel prossimo triennio. A tale scopo verrà definito un calendario puntuale per i successivi passi del piano di dismissioni e di valorizzazione del patrimonio pubblico. Tuttavia, è necessario volgere tutte le politiche pubbliche, a livello macroeconomico e microeconomico, a sostegno della crescita, sia pure nei limiti determinati dal vincolo di bilancio.

    La pressione fiscale in Italia è elevata nel confronto storico e in quello internazionale (nel testo scritto che avrete a disposizione si danno ulteriori elementi). Nel tempo e via via che si manifesteranno gli effetti della spending review sarà possibile programmare una graduale riduzione della pressione fiscale; tuttavia anche prima, a parità di gettito, la composizione del prelievo fiscale può essere modificata in modo da renderla più favorevole alla crescita. Coerentemente con il disegno della delega fiscale e della clausola di salvaguardia che la accompagna, una riduzione del peso delle imposte e dei contributi che gravano sul lavoro e sull’attività produttiva, finanziata da un aumento del prelievo sui consumi e sulla proprietà, sosterrebbe la crescita senza incidere sul bilancio pubblico.
    Il ripensamento complessivo della politica fiscale rappresenta la chiave di volta di ogni incentivo allo sviluppo, che deve privilegiare le attività in grado di creare stabilmente posti di lavoro sul territorio nazionale, promuovendo le attività produttive ad alto valore aggiunto, ad alto contenuto tecnologico o di design, e scoraggiando le produzioni che, per loro natura, siano più facilmente dislocabili in paesi con un più basso costo di mano d’opera e legislazione sociale più arretrata.

    Dal lato della spesa, un impulso all’attività economica potrà derivare da un aumento del coinvolgimento dei capitali privati nella realizzazione di infrastrutture. Gli incentivi fiscali stabiliti con legge di stabilità sono un primo passo, ma è anche necessario intervenire sulla regolamentazione del project financing, in modo da ridurre il rischio associato alle procedure amministrative. Occorre inoltre operare per raggiungere gli obiettivi fissati in sede europea con l’agenda digitale.

    Con il consenso delle parti sociali dovranno essere riformate le istituzioni del mercato del lavoro, per allontanarci da un mercato duale dove alcuni sono fin troppo tutelati mentre altri sono totalmente privi di tutele e assicurazioni in caso di disoccupazione.
    Le riforme in questo campo dovranno avere il duplice scopo di rendere più equo il nostro sistema di tutela del lavoro e di sicurezza sociale e anche di facilitare la crescita della produttività, tenendo conto dell’eterogeneità che contraddistingue in particolare l’economia italiana. In ogni caso, il nuovo ordinamento che andrà disegnato verrà applicato ai nuovi rapporti di lavoro per offrire loro una disciplina veramente universale, mentre non verranno modificati i rapporti di lavori regolari e stabili in essere.

    Intendiamo perseguire lo spostamento del baricentro della contrattazione collettiva verso i luoghi di lavoro, come ci viene chiesto dalle autorità europee e come già le parti sociali hanno iniziato a fare, che va accompagnato da una disciplina coerente del sostegno alle persone senza impiego volta a facilitare la mobilità e il reinserimento nel mercato del lavoro, superando l’attuale segmentazione. Più mobilità tra impresa e settori è condizione essenziale per assecondare la trasformazione dell’economia italiana e sospingerne la crescita.

    È necessario colmare il fossato che si è creato tra le garanzie e i vantaggi offerti dal ricorso ai contratti a termine e ai contratti a tempo indeterminato, superando i rischi e le incertezze che scoraggiano le imprese a ricorrere a questi ultimi. Tenendo conto dei vincoli di bilancio occorre avviare una riforma sistematica degli ammortizzatori sociali, volta a garantire a ogni lavoratore che non sarà privo di copertura rispetto ai rischi di perdita temporanea del posto di lavoro.
    Abbiamo da affrontare una crisi, abbiamo da affrontare delle trasformazioni strutturali, ma è nostro dovere cercare di evitare le angosce che accompagnano questi processi.
    È necessario, infine, mantenere una pressione costante nell’azione di contrasto e di prevenzione del lavoro sommerso. Uno dei fattori che distinguono l’Italia nel contesto europeo è la maggiore difficoltà di inserimento o di permanenza in condizioni di occupazione delle donne. Assicurare la piena inclusione delle donne in ogni ambito della vita lavorativa ma anche sociale e civile del Paese è una questione indifferibile.

    È necessario affrontare le questioni che riguardano la conciliazione della vita familiare con il lavoro, la promozione della natalità e la condivisione delle responsabilità legate alla maternità da parte di entrambi i genitori, nonché studiare l’opportunità di una tassazione preferenziale per le donne.
    C’è poi un problema legato all’invecchiamento della popolazione che si traduce in oneri crescenti per le famiglie; andrà quindi prestata attenzioni ai servizi di cura agli anziani, oggi una preoccupazione sempre più urgente nelle famiglie in un momento in cui affrontano difficoltà crescenti.
    Infine un’attenzione particolare andrà assicurata alle prospettive per i giovani; dico “infine” nel senso di finalità di tutta la nostra azione. Questa sarà una delle priorità di azione di questo Governo, nella convinzione che ciò che restringe le opportunità per i giovani si traduce poi in minori opportunità di crescita e di mobilità sociale per l’intero Paese.

    Dobbiamo porci l’obiettivo di eliminare tutti quei vincoli che oggi impediscono ai giovani di strutturare le proprie potenzialità in base al merito individuale indipendentemente dalla situazione sociale di partenza. Per questo ritengo importante inserire nell’azione di Governo misure che valorizzino le capacità individuali e eliminino ogni forma di cooptazione. L’Italia ha bisogno di investire sui suoi talenti; deve essere lei orgogliosa dei suoi talenti e non trasformarsi in un’entità di cui i suoi talenti non sempre sono orgogliosi. Per questo la mobilità è la nostra migliore alleata, mobilità sociale ma anche geografica, non solo all’interno del nostro Paese ma anche e soprattutto nel più ampio orizzonte del mercato del lavoro europeo e globale.

    L’ultimo punto che desidero brevemente presentarvi, ed è una caratteristica spero distintiva del nostro Esecutivo, se consentirete al nostro, o vostro, Governo di nascere, è quella delle politiche micro-economiche per la crescita.
    Un ritorno credibile a più alti tassi di crescita deve basarsi su misure volte a innalzare il capitale umano e fisico e la produttività dei fattori.
    La valorizzazione del capitale umano deve essere un aspetto centrale: sarà necessario mirare all’accrescimento dei livelli d’istruzione della forza lavoro, che sono ancora oggi nettamente inferiori alla media europea, anche tra i più giovani. Vi contribuiranno interventi mirati sulle scuole e sulle aree in ritardo, identificando i fabbisogni, anche mediante i test elaborati dall’INVALSI, e la revisione del sistema di selezione, allocazione e valorizzazione degli insegnanti. Nell’università, varati i decreti attuativi della legge di riforma approvata lo scorso anno, è ora necessario dare rapida e rigorosa attuazione ai meccanismi d’incentivazione basati sulla valutazione, previsti dalla riforma.
    Gli investimenti in infrastrutture, di cui tante volte e giustamente abbiamo parlato e si è parlato negli corso degli anni, sono fattori rilevanti per accrescere la produttività totale dell’economia.
    A questo scopo, abbiamo per la prima volta valorizzato in modo organico nella struttura del Governo la politica, anzi, le politiche di sviluppo dell’economia reale, con l’attribuzione ad un unico Ministro delle competenze sullo sviluppo economico e sulle infrastrutture ed i trasporti. Questo vuole indicare quasi visivamente e in termini di organigramma del Governo che pari attenzione e centralità vanno attribuite a ciò che mantiene il Paese stabile, la disciplina finanziaria, e a ciò che ad esso consente di crescere e, quindi, di restare stabile a lungo termine, cioè appunto la crescita.
    Occorre anche rimuovere gli ostacoli strutturali alla crescita, affrontando resistenze e chiusure corporative. In tal senso, è necessario un disegno organico, volto a ridurre gli oneri ed il rischio associato alle procedure amministrative, nonché a stimolare la concorrenza, con particolare riferimento al riordino della disciplina delle professioni regolamentate, anche dando attuazione a quanto previsto nella legge di stabilità in materia di tariffe minime.
    Intendiamo anche rafforzare gli strumenti d’intervento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato in caso di disposizioni legislative o amministrative, statali o locali, che abbiano effetti distorsivi della concorrenza, accrescere la qualità dei servizi pubblici, nel quadro di un’azione volta a ridurre il deficit di concorrenza a livello locale, ridurre i tempi della giustizia civile, in modo tale da colmare il divario con gli altri Paesi, anche attraverso la riduzione delle sedi giudiziarie, e rimuovere gli ostacoli alla crescita delle dimensioni delle imprese, anche attraverso la delega fiscale.

    Un innalzamento significativo del tasso di crescita è condizione essenziale non solo del riequilibrio finanziario, ma anche del progresso civile e sociale.
    In tal senso, una strategia di rilancio della crescita non può prescindere da un’azione determinata ed efficace di contrasto alla criminalità organizzata e a tutte le mafie, che vada a colpire gli interessi economici delle organizzazioni e le loro infiltrazioni nell’economia legale.
    Il risanamento della finanza pubblica ed il rilancio della crescita contribuiranno a rafforzare la posizione dell’Italia in Europa e, più in generale, la nostra politica estera: vocazione europeistica, solidarietà atlantica, rapporti con i nostri partners strategici, apertura dei mercati, sicurezza nazionale ed internazionale rimarranno i cardini di tale politica. Voglio qui ricordare i nostri militari impegnati in missioni all’estero, le Forze Armate ed i rappresentanti delle forze dell’ordine, che sono in prima linea nella difesa dei nostri valori e della democrazia.

    L’Italia ha bisogno di una politica estera coerente con i nostri impegni e di una ripresa d’iniziativa nelle aree dove vi siano significativi interessi nazionali.
    Dimenticavo di dirvi, a proposito di militari impegnati in missioni all’estero, che se non vedete ancora in questi banchi il nostro collega Ministro della difesa, è perché l’altra sera l’ho svegliato alle tre di notte in Afghanistan, pensando che fosse a Bruxelles dove si trova la sua sede ordinaria di lavoro. Ho notato prima una certa esitazione e poi grande entusiasmo nell’accettazione della proposta.

    Ecco un esempio di militare impegnato all’estero che sta facendo i salti mortali per arrivare a giurare nelle mani del Capo dello Stato nelle prossime ore. Scusate quindi la sua assenza.
    La gravità della situazione attuale richiede una risposta pronta e decisa nella creazione di condizioni favorevoli alla crescita nel perseguimento del pareggio di bilancio, con interventi strutturali e con un’equa distribuzione dei sacrifici.
    Il tentativo che ci proponiamo di compiere, onorevoli senatori, e che vi chiedo di sostenere è difficilissimo; altrimenti ho il sospetto che non mi troverei qui oggi. I margini di successo sono tanto più ridotti, come ha rilevato il Presidente della Repubblica, dopo anni di contrapposizione e di scontri nella politica nazionale. Se sapremo cogliere insieme questa opportunità per avviare un confronto costruttivo su scelte e obiettivi di fondo avremo occasione di riscattare il Paese e potremo ristabilire la fiducia nelle sue istituzioni. Vi ringrazio.

    19 novembre 2011

  32. Franco Puglia il 19 nov 2011 alle 12:20
  33. “L’Unione Europea mette sotto accusa lo Stato italiano. Le esenzioni
    fiscali concesse alla Chiesa Cattolica violerebbero le regole della
    concorrenza in quanto i beneficiari operano anche nel mercato turistico e sanitario e quindi godrebbero di una situazione vantaggiosa rispetto agli altri operatori”.
    Grazie ad una norma introdotta dal Governo Berlusconi nel 2005, rivista l’ anno dopo da Prodi, non paga l’Ici e solo il 50 per cento dell’ Ires, con un’ agevolazione di circa due miliardi di euro.
    La procedura mette sotto accusa il mancato pagamento dell’ Ici e l’ articolo 149 (4 comma) del Testo unico delle imposte sui redditi che conferisce a vita la qualifica di enti commerciali a quelli ecclesiastici permettendogli dunque di pagare meno tasse.
    Per quanto riguarda lo sconto del 50% dell’ Ires concesso agli enti della Chiesa che operano nella sanità e nell’ istruzione la Commissione chiede una serie di informazioni approfondite, per chiarirne la legittimità.
    Se il Vaticano non riuscirà a dimostrare la regolarità degli aiuti dello Stato per i suoi ospedali, scuole private,alberghi e altre strutture commerciali dovrà rimborsare all’ Erario le tasse non pagate fino ad oggi e cesseranno i privilegi conquistati”
    Cosa farà Monti a questo riguardo, visto che destra e sinistra non fanno altro che appoggiare la chiesa e cose così irregolari ed ingiuste nei confronti dei cittadini che pagano le tasse?

  34. gregario il 19 nov 2011 alle 19:07
  35. Riuscirà a lavorare in pace MONTI ?? BERLUSCONI continua ad intervenire dicendo a MONTI cosa deve o non deve fare! Bisognerebbe che l’ex premier facesse un grandissimo regalo al PAESE cioè quello di farsi FINALMENTE da parte e far lavorare persone che sono in grado di gestire questa gravissima situazione! Credo che lui di DANI al PAESE ne abbia fatti già abbastanza!!!!

  36. Lilly il 20 nov 2011 alle 16:13
  37. Bella la trasmissione! L’ho vista solo in questi giorni perché sono a casa con l’influenza. Credo che il centrosinistra continuerà a perdere se non cambierà il suo atteggiamento verso gli immigrati. Sta diventando ormai intollerante anche per uno che ha votato sempre a sinistra che la spesa pubblica se ne vada in larga parte per affrontare le problematiche degli stranieri, non bastava di quelli del sud! Mio padre ha lavorato più di 50 anni prima della pensione, io sto lavorando da quando ne avevo 12 e sono obbligata ad andare a fare tutte le visite mediche in privato perché non si trova posto, mio figlio si è salvato, visto che ormai è in quinta superiore da una scuola ormai invasa da problemi dovuti a tutti i nuovi casi disperati, (questo lo dico perché a scuola ci lavoro). Non ci sono soldi per gli insegnanti di sostegno e poi viene utilizzata un’insegnante a tempo pieno per un solo ragazzo arrivato in Italia da pochi giorni che a quattordici anni non ha ancora avuto alcun tipo di scolarizzazione. BASTAAA! Ma il centrosinistra non capisce che ragionando solo per ideologie continua a immaginare un mondo delle fiabe non troppo diverso da quello proposto da Berlusconi?

  38. Marina il 25 nov 2011 alle 10:00
  39. Le manovre finanziarie, lacrime e sangue, urgenti come questa, non possono che colpire anche e soprattutto i soliti noti che fanno cassa subito, questo ci dicono i capoccioni, anche se non sono d’accordo e saprei come prendere soldi senza impoverire di più le famiglie, non hanno il coraggio di colpire là dove si potrebbe. Ricordo però a tutti che le manovre finanziarie si sono sempre fatte sulla pelle dei lavoratori e dei pensionati e dei giovani, mi domando perchè, quando stavamo meglio e non c’era la crisi, nessun governo di destra o di sinistra abbia pensato a manovre che non toccassero i lavoratori, i pensionati e i giovani, che non facesse lievitare il debito pubblico e che agevolasse lo sviluppo, sarà sempre così? Sara sempre la stessa tasca che verrà depredata perchè toccare i ricchi, i politici, la chiesa, non conviene e non è possibile? C’è qualcuno, qualche politico di destra o di sinistra che vuole cambiare rotta nel nostro paese e pensare di fare qualcosa di buono e positivo? Dubito molto.

  40. gregario il 07 dic 2011 alle 9:36

Scrivi un commento

Calendario

novembre: 2011
L M M G V S D
« ott   dic »
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
282930