Una repubblica sfondata sul lavoro
Una provocazione quella del ministro Formero che vorrebbe trovare i soldi per alzare i salari? Sarebbe un efficace strumento antirecessione o è una misura inflattiva? E cosa ne dicono i sindacati? Ne parliamo con il deputato Osvaldo Napoli, Pdl, Ivan Scalfarotto, vicepresidente Pd, Gianluca Pini, deputato Ln, Nicola Fratojanni, assessore alle politiche giovanili della regione Puglia di Sel, il sindacalista della Cgil Giorgio Cremaschi e il giornalista economico Bruno Costi.
11 Commenti su Una repubblica sfondata sul lavoro
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Ma questo Pini, fino a ieri dove era? perche ormai lo troviamo in tutte le trasmissioni?
Anni 80: per salvare l’Italia e per il benessere futuro ci hanno tolto la scala mobile, tolto molte festività…..e siamo ad oggi…..liberi di licenziare…..via altre festività…..
Sempre la stessa musica e le cose peggiorano, ma sulla pelle dei soliti.
nando scotti
Se la Fornero vuol aumentare gli stipendi???? Perchè quando c’è stata l’entrata dell’uero chi guadagnava 1.500.000 di lire non gli hanno dato 1500 euro??????? Un appartamento al dicembre 2000 costava 100.000.000 milioni di lire a gennaio 2001 costava 100mila uero!!!!!!! E tutto ciò è succerso per tutto quello che si trovava in commercio!!!! Perché nessuno ha vigilato sul doppio prezzo per 5 anni???? Non vi era un Garante!!!!!! Allora se avessimo effettuato la CONVERSIONE invede della CORREZIONE oggi staremmo tutti bene ALTRO CHE POLITICA DIVORATRICE DI SOLDI SUDATI CON IL LAVORO!!!!!
E’ successo a me personalmente quando andavo a comperare un pezzo di pizza da 1000 lire, a gennaio per quel pezzo di pizza mi furono chiesti un euro alché dissi alla Signora: ma lo sa che un euro equivale a 1927,36 lire????? E questo pezzo di pizza Lei dovrebbe venderlo a 53 centesimi? NO NO, rispose Lei, mille lire sono un euro!!!!
Secondo me la rovina nostra è stata proprio questa mancata CONVERSIONE della lira e non AVERE OBBLIGATO TUTTI I COMMERCIANTI A ESPORRE IL DOPPIO PREZZO EURO/LIRE allo sicuramente NON CI SAREMME TROVATI IN QUESTA CONDIZIONE!!!!
Ma scusatemi NON VENGONO LETTE QUESTE MAIL???? VISTO CHE C’E’ LA POSSIBILITA’ FATE INTERVENIRE ANCHE NOI ALMENO LEGGENDO QUALCHE MAIL
GRAZIE
Vorrei intervenire su quello che dice Della Valle.
Lui perchè chiude stabilimenti nel Fermano e apre aziende in Romania,non rifinisce i prodotti ,fa due cuciture in Italia e mette made in Italy.
ma che cifa Napoli del pdl ssempre li da voi.non si vergogna?
Stiamo esagerando su tutto. Anche Agorà basterebbe 2 volte a settimana, con 1 vecchio buon film, 1 concerto, 1 buon documentario, o una lezione di economia del prof. Prodi. Io sono appassionato di politica ed economia, ma così diventa angoscioso e non aiuta nessuno. Per non parlare di dati e numeri ballerini ed esperti dell’ultim’ora. Scusate
1. cremaschi era inascoltabile, e ha avuto troppo spazio erroneamente propagandistico di presupposti DANNOSI per il paese e l’opinione pubblica: perchè nessuno ha risposto con argomentazioni quali quelle sotto? (conversazione FB su ART 18)
2. per favore chiamate me sull’albero invece di questi che non stanno attenti al programma e non danno risposte puntuali alle domande sul tavolo non dando contributi apprezzabili e facendo perdere il ritmo della discussione
conversazione FB su ART 18
Elsa Fornero ha ragione: ha sollevato un tema decisivo. Contro di lei qualche sindacalista ha scatenato il più vetusto armamentario dialettico, che denota una visione delle relazioni industriali ferma al 1977. Il governo vada avanti perché’ questi ormai rappresentano una minoranza che difende vecchi privilegi.
. Ci sono tuttavia anche gli ammortizzatori sociali, e non è poco. Però sulla ragazza 23enne o 28enne mi spiace ma non sono d’accordo. Non possiamo inseguire certezze artificiali cercando ripari contrattualistici. l’unica cosa che può fare un giovane è confrontarsi con il mercato. Un mercato asfittico, certo, merdoso ma dobbiamo renderlo più flessibile per rivitalizzarlo, non renderlo più rigido. Non faccio il frocio col culo degli altri perché non ho mai avuto una certezza che fosse una nella vita. Ho lavorato tanti anni all’estero in posti dove potevo essere mandato via su due piedi con una stretta di mano e 4 settimane di preavviso. Erano le regole del gioco e tutti le accettavano. Anche il 50enne e il 60enne. Però in un sistema che offre più opportunità a chi sa fare. E credimi che conosco gente di buona volontà che anche a 70 anni il lavoro l’ha trovato. Potrei fare nomi e cognomi. Non ho mai dico mai lavorato al riparo dell’art. 18 e non lo sono tutt’ora. Lavoro in un posto dove potrei trovarmi a casa domani. E’ successo, succede a gente che conosco, non va vissuta come un dramma o come un lutto ma come una rinascita. Sembra strano ma è così.
La rigidità del mercato del lavoro italiano (propugnata dalla Camusso) è incompatibile con la competitività.
Ahahaha sono nel centro di Roma e l’iphone mi localizza a Centocelle. Come tocchi i sindacati il sistema si ribella.
Ma anche combattere i Marchionne di turno che in questi anni hanno impoverito l Italia delocalizzando
Alt marchionne compete sul mercato internazionale. Deve inseguire la competitività. Non esiste al mondo che debba tenere aperti impianti inefficienti per spirito patriottico perché poi la sua azienda fallisce. Ieri Saab ha portato i libri in tribunale e marchionne ha una responsabilità verso gli azionisti. E poi la delocalizzazione da combattere è un’altra: quando Fiat annuncia che produrrà i suv Chrysler a Torino il sindacato fa male a esultare perche’ quella è de localizzazione al contrario: il design il know how la tecnologia restano in America e l’Italia diventa bacino produttivo. C’e una delocalizzazione di competenze di cui ai sindacati importa una sega e questo è un limite culturale gravissimo
E poi marchionne non è un marchionne di turno. E’ uno che ha aperto una breccia nelle relazioni industriali e che piaccia o no ci ha spinto avanti di 20 anni. Se no stavamo ancora a discutere di scatti di anzianità e pause retribuite mentre il mondo corre.
mah, per me si fa un po’ di demagogia sull’argomento. Non lo ritengo così semplice come lo si vuole far passare, bro…
(se il tema è l’articolo 18, intendo)
Hai ragione Marco ma nessuno l’ha fatta facile (credo). Sicuramente non si tratta di cancellare l’art. 18 dalla sera alla mattina ma certo di inserire meccanismi di gradualità, anche perché altrimenti l’effetto combinato dell’allungamento della vita lavorativa produrrebbe una macelleria sociale. Penso ad esempio a una rinuncia all’art. 18 sui nuovi contratti. In realtà l’art 18 non si applica già oggi alle aziende con meno di 15 dipendenti e considera che da dati ISTAT quelle con meno di 10 sono in Italia il 94% e occupano il 64% della forza lavoro, dunque parliamo di qualcosa che non interessa tre quarti dei lavoratori italiani. Quando la Fornero dice che sarebbe ora di mettere in discussione questo totem dice una cosa vera perché per i sindacati è rimasto un totem. La difesa dei lavoratori sarebbe più giusta e più utile su altri versanti.
Lo statuto dei lavoratori è del 1968. Sono passati 43 anni, quasi mezzo secolo, è cambiato non solo il mondo (sicuramente) ma la struttura della società italiana e c’è da chiedersi che senso abbia ancora. Negli anni 60 c’era il problema reale di riequilibrare rapporti industriali che erano oggettivamente squilibrati a scapito del lavoratore. C’era da umanizzare una crescita economica che aveva comportato diseconomie sociali sotto forma di alienazione, logoramento, sradicamento. C’era un lavoro tendenzialmente parcellizzato, in cui prevaleva ancora (soprattutto in fabbrica) l’organizzazione tayloristica, per capirci la catena di montaggio. In tale contesto l’art. 18 aveva una sacrosanta ragion d’essere, che era quella di prevenire forme di sfruttamento che lasciavano poi il lavoratore espulso dalla produzione senza un contenuto professionale spendibile. Chi aveva per 20 o 30 anni stretto un bullone non poteva poi semplicemente andare a stringerlo da un’altra parte. Chiediamoci infatti perché è stato applicato solo alle grandi aziende (ammesso che 15 dipendenti sia una soglia significativa): perché era tendenzialmente nelle grandi fabbriche che la spersonalizzazione del lavoro assumeva contorni più inquietanti. Ma oggi l’economia è cambiata, il lavoro è cambiato. Gran parte dell’economia è terziarizzata, la complessità è aumentata e il lavoro ha in genere contenuti di maggiore professionalità. Che non significa che non vadano tutelate le fasce più deboli, ma che magari l’art. 18 non è lo strumento più attuale.
si, ma come dici anche tu il problema è ben più complesso, e dovrebbe riguardare tutti, non solo quelli che lavorano in aziende con più o meno di 15 dipendenti. Ci sono diversi aspetti che vanno considerati, imho. 1. trovo profondamente ingiusto che un datore di lavoro sia succube di lavoratori parassiti che non fanno un cazzo; 2. trovo altrettanto profondamente ingiusto che un lavoratore sia succube dei problemi digestivi del suo datore di lavoro (e per me che vivo nel nord est, dove ho amici che hanno patito e patiscono questo, è un tasto sensibile); 3. cosa succede al cinquantenne di turno che si trova a casa dalla mattina alla sera? e al sessantenne, visto che ormai la pensione è alle soglie dei 67 anni per quelli della mia generazione? visto che il sistema pensionistico è contributivo, come influirebbe la perdita del lavoro per n anni (n >= 1) sulla mia pensione? frega niente? chi mi assume a 60 anni? Parliamo di flessibilità in entrata? ok, parliamo di casi concreti. Da due anni ho una collaboratrice che adesso ha 30; brava, laureata in informatica, vogliosa di fare e di imparare. Dai 23 anni quando si è laureata fino ai 28 ha fatto il lavoro considerato la nuova frontiera del liberismo mondiale: il lavoro a progetto, contratto a termine dunque. Bene, per cinque anni questa ragazza aveva due rinnovi, fine giugno e fine dicembre, comunicati il giorno prima. Come poteva in quelle situazioni anche solo pensare a cose che per noi erano NORMALI, come comprarsi una fottuta utilitaria per non pesare sulla macchina di papà? Ecco, a queste persone ci pensiamo o no? Sembra di no, perchè per essere al passo con i tempi tocca essere flessibili. Parliamo di competenza? Il valore aggiunto dato dalla profonda conoscenza di un settore che fine fa, se nel nome della flessibilità in entrata uno cambia lavoro cinque volte in tre anni? uno diventa mediamente incompetente ma in un bel po’ di cose, alla faccia, vuoi mettere però che flessibile? E così via. Che ci sia da discutere è lampante fratello. Ma non bisogna farlo essendo froci con il culo degli altri.
Marco quelli che hai menzionato sono casi assolutamente reali ma figli di una competitività alla quale non siamo abituati, e che continuiamo a leggere con le lenti di un protezionismo sociale che non possiamo più permetterci. A parte le supercazzole verbali, è chiaro che vanno protette le fasce più deboli. Lo è senz’altro il cinquantenne o sessantenne che non può andare in pensione e che certo non può essere messo alla gogna da un sistema che cambia all’improvviso senza lasciargli respiro. Lo dico pro domo mea perché presto farò parte di questa schiera
Intendo dire: conosco gente che ha trovato lavoro a 70 anni IN ITALIA.
mah, ovviamente dicendo la storia del frocio col culo degli altri non volevo riferirmi a te ma ai tanti soloni che pontificano, ti dicono quello che devi o non devi fare, al riparo di un ben remunerato posto di lavoro sicuro. Sui giovani, non ci troveremo mai d’accordo, bro. Tutto il mercato che cambia, la società che cambia e quant’altro. E non cerco ripari contrattualistici, cerco solo la possibilità di avere un lavoro, un impiego, per un tempo prolungato di tempo, non sei mesi e stop. Non servono a nessuno, e a niente: ripeto, oltre al non potersi permettere gli acquisti che per quelli della mia e tua generazione erano quelli *minimi* questi ragazzotti diventano mediamente inesperti ma in moltissime cose. Per me non c’è di che esserne contenti. Poi se mi dici che il mercato tira da quella parte non posso che essere d’accordo con te, ma non posso pensare che questa sia la situazione ideale.
1. la legge biagi prevedeva appunto eliminazione di art 18 per nuovi contratti, graduale eliminazione del totem. la sinistra si oppose, il sindacato fece quel che sapete, rifondazione aveva in ogni persona di fede comunista espositori di magliette a caratteri cubitali con menzogne tipo toglioendfo l’art 18 vogliono toglierti il lavoro, la vita etc… (tutto falso) e amplificando estremizzando spaventando sull’eliminazione del totem, ha fatto ammazzare l’emeritissima brava persona biagi
2. caro ale, mi trovo D’ACCORDISSIMO CON TE su tutti i punti e spiegazioni inutile ripetere
3. a marco che non conosco rendo noto che esattamente la presenza dell’art 18 (non esitente in altri paesi civili a dicoccupazione più bassa dellanostra) fa si che: uno debba sottostare al padrone (al contrario, gli imprenditori fanno a gara per farsi vedere fighi e bravi per avere le persone migliori) poichè può SCEGLIERE tra tante aziende in cui lavorare (perchè senza art 18 le aziende non hanno paura di assumere) e i lavoro a progfetto contratto o quel che l’è possono ben essere fatti da persone più age con esperienza e che magari non vogliono più lavorare full time nermmeno. inoltre, io per esperienza diretta vedo che aziende, pur con meno di 15 dipendenti, per non incorrere in rischi/vertenze/noie se si assume e poi licenzia qualcuno, EVITANO di espandersi assumendo, e continuano così come stanno come magari estremo sacrificio in straordinari o gente in nero etc…
il caso della mia ex babysitter che (dopo call centre etc) da due anni lavora al CNA di pavia a cottimo (1,70€ a modulo manuntenzione caldaie inserito, a secondo dei periodi guadagnava 600-1000€netti al mese) con contratto di un anno nel 2010, rinnovato per il 2011, ma NON rinnovato ora per il 2012 sennò dovevano assumerla a tempo indeterminato (sebbene lei sia brava e abbia anche assunto mansioni ulteriori di centralinista e archivista – in cui è pure bravissima) e hanno deciso di dare in outsourcing a un’azienda l’attività perchè comunque il bisogno di inserimento di questi dati esiste… a queste persone io penso, e senza art 18, avrebbero un lavoro sicuro finchè sono capaci di farlo (e quindi anche via i nullafacenti) e finchè c’è bisogno… e quando non ce n’è più bisogno, ci sarà subito un’altra azienda che assume in un altro settore… e come ovunque nel mondo non ingessato da questi sindacati ridicoli e controproducenti PER LA GENTE.
dimenticavo GRANDE MARCHIONNE!!!!
SI, avevo capito fratello ci mancherebbe. Però dico che tutta la materia va affrontata con una prospettiva ampia. E’ chiaro che se ci si ferma all’art. 18 si incontra un’ovvia opposizione perché togli un meccanismo di tutela e basta. Ma i giovani devono capire che la società che ha dato lavoro ai nostri padri è finita e che non è inseguendo quel modello che si costruisce il futuro. Si costruisce attrezzandosi a un futuro che è per forza diverso, non perché l’abbia stabilito qualcuno ma perché il mondo è cambiato. Diamo a un giovane un contratto flessibile, senza art. 18. Con il lessico attuale si chiamerebbe precariato. Ma diamogli però un mercato del lavoro vivace, dove puoi cambiare lavoro se non ti piace, puoi ricollocarti, puoi investire in formazione o ti vengono dati i mezzi per farlo, in cui viene valorizzata la competenza e il merito, in cui puoi guadagnare di più se lavori meglio di altri e non ti trovi ingabbiato in rigidi schemi contrattualistici senza spazi di crescita. E vedrai che quel giovane sarà più contento, si sentirà più vivo e più utile. Non è utopia, bisogna cominciare a farlo. Nel periodo 2001-2008 la produttività in Italia è cresciuta dell1% (in 8 anni). In Germania del 12%, in Gran Bretagna del 15%, in Francia del 10. Non si va da nessuna parte così, è inutile parlare di crescita senza produttività ed è inutile (anzi dannoso) fare le manovre economiche se l’economia non cresce. Bisogna aumentare la produttività e la flessibilità è solo uno dei tanti strumenti. Serve la formazione (specialistica e di base a cominciare da quella tecnica e universitaria), serve una contrattazione meno ingessata, serve una legislazione sindacale più moderna ma servono soprattutto meccanismi di incentivazione che introducano il criterio del merito. Bisogna legare i salari e gli stipendi alla produttività: lo strumento esiste perché i premi di produttività fino a 6 mila euro oggi sono quasi detassati. Bisogna fare di più e soprattutto bisogna intervenire sulla contrattazione perché altrimenti un datore di lavoro avrà sempre le mani legate. In Germania l’hanno fatto e il risultato è che un operaio della Opel oggi guadagna 3.500 Euro al mese. Quanto guadagna uno della Fiat ?
Alessandra io concordo con quello che scrivi tranne la velata identificazione del sindacato (che fa il suo mestiere, ha le sue idee e porta avanti la sua politica) con un pugno di assassini che ha ammazzato Marco Biagi. Il sindacato ha pagato spesso con il sangue il coraggio dimostrato nell’isolare frange di criminali, come è accaduto a Guido Rossa nei primi anni 80 e altri sindacalisti che sono stati brutalizzati. Non possiamo disconoscere i meriti del sindacato nelle lotte (spesso giuste dei lavoratori) e nella crescita democratica del paese. Dico solo che sono rimasti indietro e usano un linguaggio vecchio.
Alessandro, guarda che stiamo dicendo le stesse cose eh… Io ho *solo* detto che parlare di articolo-18 fine è una cazzata, perchè ben altro ci vuole per riformare seriamente il mercato del lavoro. Se ci si ferma, e l’ho scritto qui sopra, al semplice articolo-si articolo-no non si va da nessuna parte, per l’elenco di problemi di cui al mio secondo post. Tutto il resto sono chiacchiere fratello, appunto perchè tutti siamo froci con il culo degli altri. Vorrei vedere questi liberisti che, come stanno le cose adesso, perdessero il lavoro domani mattina. Cambierebbero idea, temo. Quindi siamo d’accordo, una riforma del lavoro *seria* è più che ben accetta; fare campagne demagogiche contro questo o quello solo perchè “i commmmmmunisti”, beh francamente è avvilente.
il lavoro relativo al diciotto, rispondo a alessandra, non è nella capacità di assumere (da verificarsi), quanto nel poter essere lasciati a casa senza poter trovare un lavoro. Questo è il quadro in Italia OGGI, fingere di non vederlo è ipocrisia. A me sta bene essere licenziato se in un tempo ragionevole E A PRESCINDERE DALL’ETA’ posso trovare un altro lavoro, e questo vale per tutti; ma non è così, e non lo sarà ancora per molto tempo. Poi se torna comodo dare la colpa ai comunisti benissimo, non me ne può importare di meno non essendolo, ma le cose non stanno esattamente così.
Siamo d’accordo brother, solo che non credo che uno smetta di essere liberista se perde il lavoro. Diciamo che se uno crede nel libero mercato si confronta con il mercato non dando mai per scontato che ciò che sta facendo vada sempre bene per 40 anni solo perché 40 anni fa ha firmato un contratto. Mi ritengo liberista ma (spero) non nel senso deteriore del termine, e mi ritengo socialista se penso al progresso che i correttivi alla libera contrattazione hanno senz’altro garantito. Il fatto è che non so oggi cosa significhino queste categorie. Gridare al liberismo è un po’ come gridare al comunismo. Il mercato esiste spontaneamente, fuori dal nostro uscio e sopra le nostre teste, indipendentemente dal fatto che vogliamo adorarlo o demonizzarlo. La cosa migliore che si possa fare è attrezzarsi per affrontarlo al meglio.
si, chiaro, e difatti torno a dire che i distinguo da me fatti sono relativi a come in Italia si pensa al mercato del lavoro. Non sono sicuro che la logica imperante mi piaccia, ma questa è una mia personalissima forma mentale; d’altra parte me ne sono andato di casa a 21 anni per lavorare altrove, non è questo il problema. Il fatto che non mi piace è che “questo o quello -lavoro a o lavoro b- pari sono”; manco un po’, per me. Electrolux si serve da anni di persone che fanno i precari di mestiere, e lo fanno da tempo; come dicevo prima, sono mediamente incompetenti in molte cose. E non sono sicuro che sia quello che serve.
Bellissima discussione. Mi intrometto solo per sottolineare una cosa non vera ma che leggo ovunque. Un operaio “quadratico medio” in Germania non guadagna 3500Euro. Immagino uno stipendio del genere si applichi a quelli altamente specializzati, che in Italia non si trovano perche’ appena appena hai un cervello piu’ evoluto di un tostapane pretendi di prenderti una laurea e lavorare in giacca e cravatta dietro una scrivania.
caro ale, sono pienamente d’accordo e promulgo da anni (insieme al governo Berlusconi) tutti i tuoi punti, ma il fatto che tu continui a dimenticare la mobilitazione di massa di TUTTE (sindacati e partiti) le forze di sinistra con slogan terroristici (quanto miopi, per tutte le sensatissime ragioni che adduci, evidenti a chiunque abbia un briciolo di cervello) gridati al popolo e riecheggiati dal popolo, come se l’eliminazione dall’art 18 fosse una cosa inumana che gli avrebbe negato il lavoro la vita il futuro (con meccanismi simili a quelli per cui dicevano che il referendum era contro la privatizzazione dell’acqua – ritrattando dopo, poi hanno dichiarato non era corretto dire così) e contro il governo in modo da mobilitare tutti contro la norma, e tutti vuol dire scatenare anche un clima da terroristi, con quello che dicevano, e quindi una PIENA responsabilità, per le sciocchezze dette e il clima terroristico generato, nell’omicidio Biagi.
la riforma dell’articolo 18 l’aveva proposta anche D’Alema nel 99 se non sbaglio, quindi non è il solo Berlusconi ad averci pensato. Il problema, torno a dire, non è che sti quattro comunisti non sanno fare altro che starnazzare e istigare all’omicidio (sic.), il problema è che se non si cambia tutto il resto, il solo articolo 18 serve a poco o a nulla e sarebbe anzi dannoso. E’ tutto il contorno del mondo del lavoro a dover essere cambiato, per questo la campagna sull’articolo 18 così fatta è pura demagogia.
tutto (non avere posti di lavoro, non flessibilità, non meritocrazia, precariato come si conosce in italia) è A CAUSA dell’art.18. se si toglie quello, tutto si mette a posto, seguendo leggi naturali, se vuoi si possono anche aiutare. diversi l’hanno proposto (E’ OVVIO) alcuni coraggiosi hanno fatto (tentato cioè, gov berlusconi con blocco del paese causa sciopero in piazza con tutti gli elettori di sinistra, e con biagi, per questo ammazzato, per cui hanno stoppato l’eliminazione) e altri lo hanno ora copiato (Ichino).
Marco non penso sia così, sinceramente. Se come diceva giustamente Alessandro il 90 e passa per cento delle aziende italiane è al di sotto dei 15 dipendenti, significa che l’articolo 18 influisce poco o nulla, visto che queste non sono regolate da esso. Posso sbagliare, per carità, la mia non è una campagna a favore dell’articolo 18; ma se i numeri sono quelli, mi spiace, ma i problemi stanno altrove.
anche le aziende sotto i 15 dipendenti, se assumono e poi licenziano, si trovano un’alta percentuale di vertenze che, anche se le vincerebbero (e non è sicuro, e comunque gli costa spese legali e tempo perso, se non una contrattazione, sempre soldi e rodimenti di fegato), non hanno voglia di gestire perchè i loro lavoro è fare il falegname, fabbro, sarto etc e non il gestore di questioni legali. Io ne conosco alcune per l’appunto che non lo fanno per evitare problemi. Ho parlato con imprenditori della fascia che <15 dip e non sono disposti a avere i fastidi del dover licenziare in questo regime (dove il LADRI dei bagagli a Malpensa licenziati da Alitalia HRD che conosco – sono stati giudicati riammissibili – e quindi riammessi – al lavoro poichè ingiustamente licenziati poichè danneggiavano i passeggeri e non l'azienda…) e i costi fissi del tenersi persone in periodo di crisi. Non si spiega se non con la presenza dell'art 18 il fatto che certe aziende abbiano dipendenti fissi esclusivamente a partita iva. Certo poi occorre che i giudici non abbiano un atteggiamento (di sinistra) pseudo sindacale della peggior specie di difesa a oltranza del lavoratore anche nullafacente o disonesto (questi di malpensa sono stati seguiti dai sindacati, che li difendeva, così come il lavoratori di pomigliano che si davano malati in massa per vedere la partita o danneggiavano apposta la produzione…) e di nessuna attenzione alla giustizia e alla difesa dei diritti dell'imprenditore a un servizio prestato in modo onesto e affidabile da chi percepisce stipendio. L'art 18 non è tutto, ma tutto il resto da sistemare è un corollario volto a togliere la cultura che ha generato l'art 18, e cioè che il lavoro è una prestazione di servizio contro corrispettivo, che me lo presti finchè mi serve il servizio e tu lo fai come mi serve (all'interno di regole civili di rispetto del lavoratore che nessuno nega), pagato il giusto (secondo tariffe minime e il mercato) o anche di più se il tuo servizio è meritevole di premi per il beneficio che rende all'azienda. Conosco agenzie interinali nate e che avevano grande business non per reali necessita temporanee, ma perchè le aziende, piuttosto che assumere alla cieca qualcuno che poi non si sapeva se lavorava bene e poi magari non poterlo licenziare, pagavano di più lo stesso lavoratore per averlo in modo temporaneo e poi eventualmente.
Ottima la presenza di
Nicola Fratoianni.
Più in là speriamo di vedere in studio Claudio Fava (Sel).
Agorà è una ottima trasmissione. A presto…